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EXTRA
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Al concorso nazionale di poesia inedita promosso dalla rivista letteraria Orizzonti
hanno selezionato una mia poesia che verrà pubblicata in Aprile 2010
nel libro Luoghi di Parole, ed Aletti.
La poesia è questa:
Disegno d’ombra
Studiando un disegno d’ombra, fresca difesa di un’onda di fronde, pare quasi
che il caldo sfugga, e l’ombra minacci, assediata ma sicura. Pare quasi che il mio
calore non ingombri, che il tuo freddo mi vinca. Accerchio, spingo, stringo, muovo
come uno stratega, penetro di colpo, eppure tutto questo non vale a nulla. Rimani
oscura alla mia vista. Serve a nulla che così tanto si estenda la mia voglia, che bruci
la terra senza vergogna, che scaldi le sabbie e arda le pietre. Serve a nulla che l’erba
a me si arrenda, che foglie e fiori preghino la mia presenza. Che campi brulli
muoiano, che da ogni zolla evapori la speranza. Serve a nulla la mia danza all’alba e
il mio tramonto sfumato. Serve a nulla il mio volerti conquistata dalla luce. Tu
rimani la freschezza agognata d’estate, percorsa da un’aria leggera, piccola e
impenetrabile da quel che in me credo essere quanto il sole.
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La mia raccolta di Racconti in versi, a presto in pubblicazione

Un sample dalla raccolta:
Prestami un angolo della tua tristezza
Prestami un angolo della tua tristezza. Imprigionami tra i tuoi piccoli passi balbettanti nel
nero. Che io perda la tua perdita, che mi manchi quel che tu vorresti. Lingua muta il denso
silenzio che ti annega. Che il mio guardare diventi suono, o rumore, il mio respirare vento
che uccide le onde, o le spalma. Anima o cosa che ti si ritira dentro per orrore?
Nulla c’è, e nulla è molto, da cui fuggi inciampando furiosa. Eppure vedo la lama che
penetra, il chiaro luccichìo del taglio, la ferita da cui nessun sangue spilla. In quella lama
mi specchio e ritraggo la distanza. Mi lancio per colmarla ma non c’è mano da fermare,
non c’è coltello da estrarre, non c’è nemico da colpire.
Che sia io allora il tuo sangue, raggelato dentro da un segreto. Potessi io spillare e a terra
raccogliere in un lago la stanchezza del tuo pianto. Per poterla vedere, io e te insieme, e
asciugarla. E inaridirla. E pestarla.
Invece è nero il tuo sangue, un grumo di apatia. Il tuo respiro è affanno, sospeso nello
sforzo di una parola che dica, che spieghi, anche solo disegni sbiadite figure, anche solo
crei contorni di ombre o di fumi.
Prestami dunque la parete che ti ostacola, che io sia passaggio segreto, cunicolo di fuga.
Prestami la casa che ti abita, i muri, le porte chiuse che hai edificato in circolo, carcere nel
carcere, cella dentro cella.
Mi getto ovunque con rabbia e bruciore in cerca di una chiave che mi inviti nel tuo buio.
Che sia io la chiave, che io sia il grimaldello, piede di porco che squarcia e rapina, furto
e stupro di un dolore, violenza inaudita che ti svuoti, barbara invasione che ti liberi,
peste che metta in fuga le tue memorie, le più tristi.
Prestami dunque quella notte chiusa, che copre il tuo viso alla mia fame. Che confonde il
tuo domani alla mia sete. Prestami quella luce accecante, vinta e aggiogata da teli spessi
di paura, prigioniera ora in un campo solitario, una ferita mortale al fianco che preannuncia
il lento addio.
Che beva io la fine, io la morte, io l’addio, io l’inverno, io l’eterno nulla, io veleni. Che sia
io spada innalzata, lo stendardo nel vento, il cavallo all’attacco. Per distruggere i confini,
le terre nere, per uccidere i cecchini che non esitano a mirarti, e colpire osceni. Che sia
io il boia,l’esecutore, colui che taglia testa e mani e toglie gli occhi, senza condanna amputerei il tuo
dolore, e lo mostrerei a tutti, che lo deridano e poi a te cantino gli inni di vittoria.
Prestami dunque un antro nascosto, tra la tua paralisi e il lamento muto, che io sia dono
di aria, dono di aria pura, dono di aria pura e lucente.
Prestami un angolo della tua tristezza.
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se vuoi scrivimi un tuo parere o se sei interessato ad una copia della raccolta: racconti
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